Martedì, 23 Luglio 2019

Nuoto in acque libere

Nuoto in acque libere

Quest’anno molti dei nostri atleti hanno affrontato la loro prima gara e nel triathlon è bene sapere che se si parla di nuoto, nella maggior parte dei casi, si parla di “OPEN WATER” , per questo, visto che ho assistito in prima persona ai timori, tensioni e dubbi dei neo-triatleti, ho deciso di girovagare sul web per raggruppare alcune considerazioni sul nuoto sperando che siano utili a tutti.

Per questo spero, per gli anni a venire, non appena arriva la bella stagione, di riuscire ad organizzare e mettere in programma, con i miei amici e soprattutto i neo-atleti, un bel allenamento in acque libere al Lago o ancora meglio al mare.

Questo perché il fattore acqua libera ed il fattore muta, da non sottovalutare, cambiano completamente i nostro approccio sia fisico che mentale alla gara e determinano non poche differenze che vanno tenute in considerazione.

 

 

La prima differenza che si andrà a percepire è sicuramente dovuta al fatto che il nuoto in “acque libere” come dice la parola stessa non permette di avere gli stessi punti di riferimento che abbiamo in piscina come: linea sul fondo; bordo vasca; consapevolezza della distanza ancora da percorrere.  In mare o al lago infatti i nostri punti di riferimento saranno le boe, la riva e gli altri atleti vicino a noi. Proprio per questo è consigliabile o fidarsi di un nuotatore più esperto o alzare la testa di tanto in tanto per assicurarsi di seguire la giusta direzione. . Per seguire bene la traiettoria, dal livello dell’acqua, è consigliabile nuotare a testa alta più bracciate consecutivamente. Nel caso si stia in scia, non è detto che chi sta davanti segua il percorso più breve, quindi, è sempre bene verificare ogni tanto dove si sta andando.

Nuotare in acque libere comporta anche un maggior affaticamento della muscolatura in quanto non avendo le spinte del bordo vasca verrà meno la possibilità di rilassare la muscolatura delle spalle che lavoreranno ininterrottamente sino alla fine della frazione. Se possibile come in bici si possono sfruttare le scie sia posteriori che laterali ( a tre quarti da un altro nuotatore) che possono agevolare la frazione o addirittura aumentare le prestazioni.

È importantissimo sapere, fin da subito, che la fase di avvio produce, nella maggior parte dei triatleti, esperti o meno, una sensazione di affanno, cioè di mancanza d’aria. Nell’atleta poco esperto, questa sensazione di “fame d’aria” può portare ad un ritiro, nella considerazione di non poterla sopportare oltre.

Essendo consci del sopraggiungere (molto probabile) di questo stato, si deve essere pronti a considerarlo come una parte normale della gara e come tale lo si deve gestire, sia fisicamente che mentalmente.

I fattori che possono far scaturire l’affanno, sono:

-  L’acqua torbida: non vedere il fondo, mentalmente è “poco tranquillizzante”.

-  Tensione: al via, naturalmente, la respirazione si fa più veloce, le pulsazioni salgono, l’impegno è massimo e quindi la necessità di ossigeno aumenta.

- Espansione torace: per quanto appena detto sopra, la cassa toracica continua a espandersi ed a comprimersi e la presenza della muta è un fattore leggermente limitante, in tal senso, e comunque affaticante. Ricordarsi, se si indossa un body da gara sotto la muta, di lasciare la cerniera, se anteriore, aperta o eventualmente di lasciare la parte alta ripiegata in vita.

L’ingresso in acqua, l’uscita e le virate di boe sono le fasi più delicate quando non si nuota in vasca, infatti, partenza arrivo e virata comportano un’accelerazione della nuotata dovuta a vari fattori che può comportare lo scontro con altri partecipanti.

E’ sempre meglio soprattutto per le prime gare tenere una buona distanza (uno due metri) da altri atleti in queste tre circostanze, onde evitare collisioni, a volte anche forti, che possono compromettere la nostra gara. Per gli atleti più esperti invece è consigliabile imparare a nuotare “gomito a gomito”, cercare il proprio spazio nella “mischia” adattando la bracciata ed imporre la propria posizione con decisione in modo che anche gli altri concorrenti trovino la loro.

Dopo tutti questi accorgimenti speriamo che non ci siano onde o corrente, anche se non è così raro che capiti. In questo caso, dobbiamo studiare le condizioni meteo ed i percorso per scegliere la via più agevole per arrivare al termine della prima frazione.  Fondamentale saper respirare da ambo i lati per permettere una respirazione a ridosso del moto ondoso. Con onda formata è bene tenere una bracciata breve che ci tenga sempre in “presa”  e mantenere la direzione.

Prendendo in considerazione la temperatura dell’acqua è bene sapere che nelle gare classiche che andremo ad affrontare, sprint o olimpico, l’uso della muta è obbligatorio sotto i 14° C e diventa facoltativo nella fascia compresa tra i 14° C ed i 22° C. Quindi a parte alcune gare nei periodi più caldi dell’anno facilmente in acque libere vedremo i triatleti avvicinarsi alla partenza con la muta indossata. Questo perché anche nel caso in cui la muta sia facoltativa la maggior parte degli atleti preferisce indossarla.

Adesso iniziamo a parlare della muta.

Inutile dilungarsi sulle taglie, misure, modelli e prezzi, il mercato offre una svariata quantità di mute da nuoto e triathlon e per la scelta della misura è sempre meglio affidarsi ad un negozio specializzato o, in alternativa,  per gli acquisti su internet, i siti seri indicano le tabelle con le misure antropometriche in modo che ognuno di noi possa scegliere la muta con precisione.

Passiamo a come indossare correttamente la muta.

La muta da nuoto/triathlon, a differenza della muta da sub, deve essere più aderente in modo da non subire limitazioni ai movimenti durante la frazione di nuoto, e proprio per le sue caratteristiche di elasticità e vestibilità è molto più delicata.

Pertanto basta proprio poco quando si sforza ad indossarla per tagliarla superficialmente con le unghie.

Iniziamo a risvoltare al rovescio la parte superiore della muta, assicurandoci che la cerniera sia dietro, in modo da poter entrare nelle gambe, una per volta ( c’è chi utilizza il sacchetto di plastica sul piede per agevolare l’ingresso alle estremità) . Procediamo tirando la muta sempre dalla parte interna, molto più resistente, in modo da non rovinare la parte esterna con le unghie e appianiamo le eventuali pieghe con cautela tirandole verso l'alto usando il palmo ed i polpastrelli, ripetiamo la stessa cosa con l'altra gamba. Procediamo a tirare su la muta nella parte del vita afferrandola sempre dalla parte interna con entrambe le mani. Molto importante prima di indossare anche la parte superiore regolare tutte le pieghe lungo le gambe e soprattutto che il cavallo sia ben posizionato in alto.

Adesso passiamo alla parte superiore, infilando le maniche una alla volta ( anche in questo caso molti si aiutano con il sacchetto di plastica sulle mani) sempre afferrando la muta dalla parte interna successivamente appianiamo esternamente le pieghe.

A questo punto, dopo esserci già fatti una bella sudata, dovremo essere dentro la nostra muta, controlliamo ancora che tutte le pieghe siano ben distese e poi passiamo alla parte difficile.

Da soli non è così facile chiudere la cerniera, se possibile, soprattutto le prime volte facciamo aiutare da un compagno, per agevolare la chiusura della cerniera basta portare in dietro le spalle.

Ultimo accorgimento facciamo passare il cordino di apertura della zip sotto il velcro del colletto in modo venga fissato onde evitare che qualcuno possa incidentalmente aprire la nostra cerniera tirandolo agganciandosi nuotando. Per chi lo usa, lasciare il cardio al polso sotto la manica della muta, anche qui ad evitare che in caso di contatti vada perso.

Al termine della nostra nuotata usciti dall’acqua conviene immediatamente aprire la cerniera e togliere la parte superiore risvoltandola completamente al contrario. Arrivati in zona cambio, da fermi, si risvolterà la restante parte indossata scendendo lungo le gambe, fino ad averla completamente rovesciata. Anche in questa operazione va prestata attenzione a non creare pieghe, soprattutto nelle gambe che impediscano lo scorrimento della muta.

Senza essere intimoriti ma solo preparati ad iniziare questo splendido sport e dopo le opportune prove e le prime gare, nuotare con la muta diventerà naturale e piacevole, come pedalare con una bici performante o correre con un fantastico paio di scarpe tecniche.

BUON OPEN WATER A TUTTI