Venerdì, 26 Aprile 2019

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LA MULTIDISCIPLINA PERCHE' E' INTERESSANTE E CHI LA PRATICA....

Innanzitutto consente di sviluppare armonicamente il corpo sia dal punto di vista fisiologico e muscolare, sia da quello mentale, inoltre l'alternanza e la varietà degli allenamenti e delle gare consente di non cadere mai nella noia dell’abitudine allo stesso movimento.

E’ pur vero che inizialmente sembra impossibile esercitare due o tre discipline consecutivamente, ma gli allenamenti specifici consentono di superare il problema sia fisicamente che mentalmente, in tempi piuttosto brevi.

Da questo punto di vista, ci si accorgerà che la voglia ed il bisogno di “muoversi” che si instaura nell’atleta ogni giorno, può essere soddisfatta alternando più discipline. Il risultato è che pur applicando i giusti momenti di riposo, molto difficilmente ci si “stufa”, specialmente dal punto di vista mentale.

Per chi poi viene da altre discipline come il ciclismo e la corsa, scoprirà che gli allenamenti sono sostanzialmente meno pesanti e la base atletica, già presente, sarà di grande aiuto. Atleti che per anni hanno svolto altre attività, nella multidisciplina trovano nuovi stimoli e partendo dalle gare sprint iniziano a preparare quelle più lunghe, ma non per questo più dirompenti, anzi, spesso il fascino della preparazione e della gara aumenta l’interesse…….

E’ chiaro che ogni cosa ha bisogno del suo tempo, ma anche chi non intende partecipare a gare, scoprirà che il benessere fisico e mentale che se ne trae esercitando, solo come allenamento, una disciplina complementare all’altra e’ veramente piacevole.

  

INIZIAMO CON IL NUOTO.....

 Sicuramente il nuoto è l'ostacolo più impegnativo da superare per chi vuole intraprendere la Triplice disciplina, in quanto solo una piccola percentuale degli atleti che si avvicinano al Triathlon provengono dal nuoto.

Correre e pedalare sono movimenti innati che si apprendono sin dai primi anni di vita, mentre per il nuoto si ha la necessità di una buona capacità tecnica d’esecuzione del gesto atletico.

Se poi si pensa che la maggior parte dei triathleti proviene dal podismo e dal ciclismo, dove s’impiegano prevalentemente gli arti inferiori si capisce la grande difficoltà nell'apprendere una tecnica che si basa prevalentemente sull'utilizzo della muscolatura superiore del corpo.

Pertanto, tralasciando la buona volontà che non deve mai mancare, è sempre consigliabile avvalersi dell'assistenza di un allenatore, iscrivendosi ad una squadra di nuoto , per migliorare la tecnica attraverso specifici allenamenti.

  

....PROSEGUIAMO IN BICI....

 Anche se tutti imparano ad andare in bicicletta sin da piccoli, nel triathlon è fondamentale una buona tecnica.

Infatti, una scorretta impostazione del corpo, anche dovuta ad un’imprecisa regolazione della nostra bici, o della tecnica di pedalata, fa sì che parecchie energie preziose utilizzabili per gestire al meglio le proprie forze, si volatizzino in un attimo.

Se per distanze endurance la tecnica risulta essenziale è bene non sottovalutare anche gli effetti di una scorretta impostazione nelle gare cosidette "sprint".

Non dimentichiamo poi che nella maggior parte delle gare nazionali è consentita la "scia" che permette di sfruttare gli sforzi dei propri avversari. Per questo risulta fondamentale riuscire a collaborare con il gruppo ciclistico di modo che ognuno degli atleti tragga vantaggio dall'altro.

  

...TERMINIAMO CON LA CORSA

La corsa è sicuramente quella che fondamentalmente si trova alla base di tutte le multidiscipline ed infatti compare in ogni tipo di competizione (triathlon, duathlon, acquathlon.....).

La corsa nelle multidiscipline in generale, è sempre l'ultima frazione che ci porterà a terminare la nostra gara ed è proprio qui che si recuperano posizioni evidenziando l'importanza di una buona preparazione podistica.

La prima sensazione che si avverte scendendo dalla bicicletta è una senso di pesantezza alle gambe.

In nostro l’obbiettivo primario in allenamento dovrà essere l'apprendimento e lo sviluppo di una buona tecnica in modo da correre senza un eccessivo dispendio energetico, aumentando le prestazioni ed evitando il verificarsi di fastidiosi infortuni.

Per spiegare semplicemente la tecnica di corsa, evidenziamo la fase di appoggio del piede sul terreno, il quale funziona da punto di applicazione della forza nell'avanzamento, diversificando in questo modo le varie fasi della corsa:

1) Presa di contatto di avampiede in tensione;

2) discesa del tallone causata dalla spinta dovuta anche al peso dell’atleta in caduta;

3) Stiramento muscolare del polpaccio;

4) contrazione del polpaccio e conseguente risalita del tallone e sollevamento del piede.

Per migliorare queste fasi della corsa è buona norma, nei periodi di preparazione generale lontano dalle gare, effettuare alcuni esercizi specifici, tra i quali: Andature; Rimbalzi; Andature tecniche di corsa; Tutto questo per preparare in allenamento una buona reattività muscolare ed abituarsi ad impiegare in modo corretto il piede e le caviglie, da dove trarremo la spinta finale, evitando così l’uso smodato di una corsa con spinte di coscia, caratterizzata da una posizione “seduta” che porta l'atleta a perdere velocità a causa della diminuzione dell’ampiezza della falcata.

La Programmazione dell’allenamento dovrà in principio essere finalizzata agli aspetti più coordinativi e tecnici, e ultimati da una specifica preparazione per il tipo di competizione che si andrà ad affrontare.

Ricordiamo che le qualità aerobiche sono in ogni modo aumentate o mantenute anche grazie al “transfer allenante” delle altre discipline, nuoto e ciclismo.

Per l'allenamento specifico si rimanda alle tabelle indicate su molte riviste di settore che in ogni modo si basano sulla velocità che esprime l'atleta.

 

NON SOTTOVALUTIAMO I CAMBI

 L'allenamento, in funzione dello sforzo fisico da affrontare, non deve solamente tener conto delle caratteristiche delle singole discipline, ma bensì anche del rapporto che intercorre tra le stesse, considerando nel complesso la competizione, e di conseguenza le difficoltà che si presentano nel passaggio dal nuoto alle due ruote prima, dal ciclismo alla corsa poi.

◊ NUOTO - CICLISMO

Il cambio nuoto/ciclismo anche se si presenta nella parte iniziale della competizione e' in ogni modo uno dei momenti a cui bisogna prestare attenzione sia dal punto di vista tecnico che da quello fisico.

Il passaggio dalla frazione natatoria a quella ciclistica impegna l’atleta nell’esecuzione di una serie di azioni le quali devono essere veloci e fluide e senza impedimenti.

Prima la svestizione (nel caso in cui si impieghi una muta) e poi la conseguente vestizione, indossare indumenti comodi ed adatti alla frazione che ci apprestiamo ad intraprendere. Non dimentichiamo che caratteristica principale della vestizione sia l’indossare l’abbigliamento tecnico. Scarpe da bici, casco e occhiali. Anche l’inforcare la bicicletta nella concitazione della gara non risulta così automatico.

Altra problematica deriva dal punto di vista fisico. I maggiori problemi nascono sicuramente dal diverso impegno richiesto ai vari apparati muscolari. Infatti, basti pensare che se nel nuoto si utilizzano prevalentemente le braccia, logicamente maggiormente coinvolte durante l'attivita' natatoria, repentinamente si richiede l’impiego degli arti inferiori con una conseguente richiesta di afflusso sanguigno alle gambe. Dal punto di vista tattico una buona esecuzione della prima frazione ha una rilevante importanza in funzione dell’esecuzione successiva. Trovarsi nelle prime file tra i nuotatori permette di affrontare in gruppo la frazione ciclistica evitando un inutile sforzo nel pedalare in “solitaria”

◊ CICLISMO - CORSA

La transizione tra la frazione ciclistica a quella podistica e' forse una delle fasi più impegnative della competizione. Ciò è dovuto sicuramente allo stato dell'atleta, il quale ha già affrontato i 2/3 del percorso, ma soprattutto alle specifiche tecniche e fisiche richieste in questo cambio. Come per il cambio nuoto-ciclismo, anche in questo caso possono subentrare alcuni problemi dovuti alla richiesta, in breve tempo, di un diverso impegno muscolare.

Malgrado protagonista di questo cambiamento sia la muscolatura degli arti inferiori, le caratteristiche dello sforzo richiesto sono molto differenti, si passa infatti da una contrazione muscolare di tipo concentrico, ad un rilascio delle stesse di tipo eccentrico, che caratterizza la corsa.

Nel ciclismo infatti le inserzioni tendinee estreme del muscolo si avvicinano, mentre nel podismo compiono il movimento opposto, allontanandosi durante la contrazione. Cio' che molti sportivi consigliano alla fine della tratta in bici ed in vista dell’ultimo sforzo, e' di non effettuare un cambio troppo precipitoso ma di terminare gli ultimi metri con una pedalata sciolta in modo da diminuire il passaggio brusco dalla contrazione al successivo rilascio nella corsa

Fondamentale per il triatlheta è la così detta "combinata" che permette di prendere coscienza dello sforzo da affrontare durante la competizione ed allo stesso tempo allena sia la tecnica del cambio che la repentina variazione tra i tipi di sforzo.

Per chi non ha mai provato questo tipo di situazione si consiglia di provare in allenamento delle uscite di ciclismo seguite da qualche minuto di corsa sforzandosi di correre i primi minuti abbastanza velocemente, provando anche la transizione; questo serve per migliorare l’elasticità muscolare e la reazione di caviglie e piedi che, dopo essere stati chiusi nelle scarpe da bici, perdono leggermente sensibilità e devono al più presto riprenderla. Questa sensazione è solita agli atleti che praticano lunghe distanze, non per chi gareggia prevalentemente su distanze brevi, Sprint ed Olimpico.

Per qualche nozione storica di come tutto è iniziato e se volete farvi due risate guardate il video che segue.

 

 

 

 

 Ma insomma... che roba sarebbe 'sto Triathlon?

 

 

Misura del telaio

Acquistare un telaio fuori misura, oppure poco equilibrato, non permette al ciclista di esprimere al meglio le proprie potenzialità e può anche essere causa di problemi fisici.

In questa sezione, non intendiamo indicare precisamente come misurare le singole parti del corpo che, attraverso complesse tabelle, ci permettano di scegliere un telaio. Chi desidera acquistare un telaio su misura deve affidarsi ad esperti del settore, che si faranno carico di svolgere il lavoro al nostro posto per affidarci un telaio che più si addice alle nostre esigenze. La scelta di non pubblicare sistemi di rilevamento delle misure troppo complessi e tabelle dedicate, nasce dal fatto che, oltre il rapporto geometrico, ci sono un insieme di fattori che rendono ogni ciclista unico a causa dell'enorme quantità di variabili possibili. Infatti, ciclisti con misure identiche possono non trovarsi affatto bene sul medesimo telaio. Oltre alle abitudini di pedalata, ci sono la di capacità di tenere la posizione, la differente elasticità muscolare, che permette di distendersi differentemente sulla bici, o la ricerca della migliore posizione aerodinamica etc.. Gli specialisti che ricavano le misure della bici dalle formule matematiche devono comunque valutare il ciclista in bicicletta.

La scelta delle misure non è determinata solo dalle dimensioni del ciclista. Molto dipende anche da che tipo di ciclismo che si vuole praticare. Un telaio più compatto rende meglio sugli scatti ed è l'ideale per chi fa agonismo su brevi distanze. Al tempo stesso un tubo di sterzo poco inclinato e un rake di forcella ridotti danno alla bici una maneggevolezza notevole. Una bici con angoli meno accentuati (74°, 74°30') trasmette più vibrazioni, con una diminuzione di comodità che può essere molto accentuata a seconda dei materiali utilizzati. Inoltre il bacino si trova più vicino alla perpendicolare sul movimento centrale e questo determina un movimento di pedalata maggiormente "a stantuffo" in grado di aumentare la potenza ma sfruttando di meno tutta la muscolatura della gamba.

Chi desidera un telaio più adatto a percorrere lunghe distanze opterà per un angoli più accentuati (73°30' fino anche a 72° per il piantone) in grado di distribuire meglio le vibrazioni lungo tutto il telaio e dare al ciclista una pedalata più rotonda poiché il bacino si trova ad una distanza maggiore dalla perpendicolare sul movimento centrale. Aumentando l'angolo di sterzo, inoltre, la bici sarà più facile da guidare poiché la differente distribuzione del peso faciliterà la linea di curva.

L'occhio di un bravo meccanico può essere molto più valido di una tabella tuttavia quando si va ad effettuare un nuovo acquisto è meglio avere già un'idea di cosa si cerca. Capita spesso infatti che un rivenditore non troppo onesto cerchi di vendere il materiale che ha già in casa piuttosto che ordinare un telaio nuovo. Gli aggiustamenti proposti per mettere in sella il cliente possono essere corretti, ma non sempre si tratta della soluzione migliore per chi acquista.

Detto questo, per avere un’idea indicativa di quale bici scegliere, riportiamo la tabella di massima per la scelta della misura del telaio.

 

Altezza cavallo

Tubo Piantone

Distanza punta sella/manubrio

75

48,8

47,6

76

49,4

48,3

77

50,1

48,9

78

50,7

49,5

79

51,4

50,2

80

52,0

50,8

81

52,7

51,4

82

53,3

52,1

83

54,0

52,7

84

54,6

53,3

85

55,3

54,0

86

55,9

54,6

87

56,6

55,2

88

57,2

55,9

89

57,9

56,5

90

58,5

57,2

91

59,2

57,8

92

59,8

58,4

93

60,5

59,1

94

61,1

59,7

95

61,8

60,3

96

62,4

61,0

97

63,1

61,6

98

63,7

62,2

99

64,4

62,9

100

65,0

63,5

 

 

Scegliere le scarpe

Quale tipo di scarpa devo scegliere per la corsa?

E sempre buona norma affidarsi ai consigli di uno specialista o commerciante di un negozio tecnico del settore. Comunque, a titolo di informazione per una maggiore comprensione di che cosa ci apprestiamo ad acquistare, riportiamo i criteri che determinano le varie categorie delle scarpe da corsa, che si possono riassumere in:

  • Ambito di utilizzo Da gara, allenamento su distanze corte, medie o lunghe e di conseguenza la velocità di corsa: ritmo lento (sopra i 4'15" /km), medio (3'30"-4'15"), veloce (sotto i 3'30")
  • Tipo di appoggio Appoggio in pronazione (forte, media, minima), neutro o in inversione (piede "rigido" o "supinatore") e quindi la necessità o meno di correggerlo
  • Peso dell'atleta Si considera leggero un atleta sotto i 60 kg, medio tra 60-75 kg e pesante sopra i 75 kg Conosciuti i criteri principali, elenchiamo le categorie utilizzati dalla rivista Scarpe & Sport ed adottate anche dalle principali riviste italiane di settore.

A1 superleggere Le scarpe della categoria superleggere sono le più veloci. Di forma curva e di peso contenuto (massimo 250 grammi nella misura 9 US), presentano poco dislivello tra avampiede e tallone, sono quasi sempre piatte e con potere ammortizzante molto limitato. L'alleggerimento comporta inoltre una drastica riduzione dei vari sistemi di controllo del movimento per garantire la massima libertà di azione, ottima flessibilità e una risposta reattiva. Ne consegue che sono indicate per le gare su strada di atleti leggeri-veloci . Vietate invece ai podisti pesanti, ai lenti e ai pronatori.

A2 intermedie I modelli da running della categoria intermedie sono caratterizzati da un peso compreso tra i 250 e i 290 grammi nella misura 9 US. Queste scarpe presentano un buon compromesso tra controllo del movimento nel retropiede e flessibilità nell'avampiede, sono generalmente di forma semicurva e hanno un dislivello medio tra avampiede e tallone. In alcuni casi sono dotate di supporti di controllo del movimento il cui intervento è comunque limitato. L'ammortizzamento È quasi sempre buono. Gli atleti più in forma e quelli leggeri possono usare questo genere di scarpe anche per gli allenamenti. I podisti più pesanti o i meno veloci le possono utilizzare come scarpe da gara.

A3 massimo ammortizzamento Alla categoria massimo ammortizzamento appartengono le scarpe da running di peso superiore ai 300 e inferiore ai 400 grammi, di forma dritta o semicurva, con un buon dislivello tra avampiede e tallone per salvaguardare tendini e articolazioni da infortuni. Per cercare di ottenere il massimo effetto ammortizzante e una buona flessibilità spesso È sacrificato il controllo del movimento. Questi modelli sono quelli più usati dai podisti negli allenamenti e, di norma, sono i più indicati per qualsiasi chilometraggio (da 2 a 100 km a piacere). Sono l'ideale per gli atleti con l'appoggio neutro o in inversione (piede rigido). Inoltre, il 90% dei corridori che utilizzano plantari personalizzati usano scarpe di questa categoria.

A4 stabili Le stabili sono scarpe di peso compreso i 300 e i 400 grammi, a forma dritta, create per correggere l'eccesso di pronazione, ovvero per chi ha il piede piatto e tende a piegare le calzature all'interno. Resistono ai movimenti del piede sull'asse longitudinale mediano senza che si verifichi una deformazione permanente nella loro struttura. In alcuni modelli di peso contenuto si può trovare un buon compromesso tra ammortizzamento e stabilità. Tutte le scarpe di questa categoria sono decisamente sconsigliate ai supinatori, cioè ai corridori con piede rigido che appoggiano anche d'avampiede all'esterno.

Trail Running Per il trail running, la corsa fuori strada che si pratica in completa libertà sui viottoli di campagna, i sentieri dei boschi, i greti dei torrenti, le dune del deserto, le scarpe devono essere "speciali". Le calzature di questa categoria sono infatti dei piccoli carri armati, leggeri ma indistruttibili, capaci di garantire il massimo della prestazione anche sui fondi più scivolosi e difficili. In particolare: · La suola deve avere un disegno che non trattiene la terra ed è realizzata in materiali che assicurano aderenza anche sul bagnato e con le basse temperature. · L'intersuola, oltre a proteggere il piede dalle asperità del terreno, deve assicurare una buona ammortizzazione. · La tomaia È studiata per contenere bene il piede ed essere rinforzata nei punti dove possono verificarsi impatti, come ad esempio sulla punta. · La calzata dev'essere perfetta, il piede non deve assolutamente "ballare" e la scarpa deve dare una sensazione di tenuta.

Nuoto in acque libere

Nuoto in acque libere

Quest’anno molti dei nostri atleti hanno affrontato la loro prima gara e nel triathlon è bene sapere che se si parla di nuoto, nella maggior parte dei casi, si parla di “OPEN WATER” , per questo, visto che ho assistito in prima persona ai timori, tensioni e dubbi dei neo-triatleti, ho deciso di girovagare sul web per raggruppare alcune considerazioni sul nuoto sperando che siano utili a tutti.

Per questo spero, per gli anni a venire, non appena arriva la bella stagione, di riuscire ad organizzare e mettere in programma, con i miei amici e soprattutto i neo-atleti, un bel allenamento in acque libere al Lago o ancora meglio al mare.

Questo perché il fattore acqua libera ed il fattore muta, da non sottovalutare, cambiano completamente i nostro approccio sia fisico che mentale alla gara e determinano non poche differenze che vanno tenute in considerazione.

 

 

La prima differenza che si andrà a percepire è sicuramente dovuta al fatto che il nuoto in “acque libere” come dice la parola stessa non permette di avere gli stessi punti di riferimento che abbiamo in piscina come: linea sul fondo; bordo vasca; consapevolezza della distanza ancora da percorrere.  In mare o al lago infatti i nostri punti di riferimento saranno le boe, la riva e gli altri atleti vicino a noi. Proprio per questo è consigliabile o fidarsi di un nuotatore più esperto o alzare la testa di tanto in tanto per assicurarsi di seguire la giusta direzione. . Per seguire bene la traiettoria, dal livello dell’acqua, è consigliabile nuotare a testa alta più bracciate consecutivamente. Nel caso si stia in scia, non è detto che chi sta davanti segua il percorso più breve, quindi, è sempre bene verificare ogni tanto dove si sta andando.

Nuotare in acque libere comporta anche un maggior affaticamento della muscolatura in quanto non avendo le spinte del bordo vasca verrà meno la possibilità di rilassare la muscolatura delle spalle che lavoreranno ininterrottamente sino alla fine della frazione. Se possibile come in bici si possono sfruttare le scie sia posteriori che laterali ( a tre quarti da un altro nuotatore) che possono agevolare la frazione o addirittura aumentare le prestazioni.

È importantissimo sapere, fin da subito, che la fase di avvio produce, nella maggior parte dei triatleti, esperti o meno, una sensazione di affanno, cioè di mancanza d’aria. Nell’atleta poco esperto, questa sensazione di “fame d’aria” può portare ad un ritiro, nella considerazione di non poterla sopportare oltre.

Essendo consci del sopraggiungere (molto probabile) di questo stato, si deve essere pronti a considerarlo come una parte normale della gara e come tale lo si deve gestire, sia fisicamente che mentalmente.

I fattori che possono far scaturire l’affanno, sono:

-  L’acqua torbida: non vedere il fondo, mentalmente è “poco tranquillizzante”.

-  Tensione: al via, naturalmente, la respirazione si fa più veloce, le pulsazioni salgono, l’impegno è massimo e quindi la necessità di ossigeno aumenta.

- Espansione torace: per quanto appena detto sopra, la cassa toracica continua a espandersi ed a comprimersi e la presenza della muta è un fattore leggermente limitante, in tal senso, e comunque affaticante. Ricordarsi, se si indossa un body da gara sotto la muta, di lasciare la cerniera, se anteriore, aperta o eventualmente di lasciare la parte alta ripiegata in vita.

L’ingresso in acqua, l’uscita e le virate di boe sono le fasi più delicate quando non si nuota in vasca, infatti, partenza arrivo e virata comportano un’accelerazione della nuotata dovuta a vari fattori che può comportare lo scontro con altri partecipanti.

E’ sempre meglio soprattutto per le prime gare tenere una buona distanza (uno due metri) da altri atleti in queste tre circostanze, onde evitare collisioni, a volte anche forti, che possono compromettere la nostra gara. Per gli atleti più esperti invece è consigliabile imparare a nuotare “gomito a gomito”, cercare il proprio spazio nella “mischia” adattando la bracciata ed imporre la propria posizione con decisione in modo che anche gli altri concorrenti trovino la loro.

Dopo tutti questi accorgimenti speriamo che non ci siano onde o corrente, anche se non è così raro che capiti. In questo caso, dobbiamo studiare le condizioni meteo ed i percorso per scegliere la via più agevole per arrivare al termine della prima frazione.  Fondamentale saper respirare da ambo i lati per permettere una respirazione a ridosso del moto ondoso. Con onda formata è bene tenere una bracciata breve che ci tenga sempre in “presa”  e mantenere la direzione.

Prendendo in considerazione la temperatura dell’acqua è bene sapere che nelle gare classiche che andremo ad affrontare, sprint o olimpico, l’uso della muta è obbligatorio sotto i 14° C e diventa facoltativo nella fascia compresa tra i 14° C ed i 22° C. Quindi a parte alcune gare nei periodi più caldi dell’anno facilmente in acque libere vedremo i triatleti avvicinarsi alla partenza con la muta indossata. Questo perché anche nel caso in cui la muta sia facoltativa la maggior parte degli atleti preferisce indossarla.

Adesso iniziamo a parlare della muta.

Inutile dilungarsi sulle taglie, misure, modelli e prezzi, il mercato offre una svariata quantità di mute da nuoto e triathlon e per la scelta della misura è sempre meglio affidarsi ad un negozio specializzato o, in alternativa,  per gli acquisti su internet, i siti seri indicano le tabelle con le misure antropometriche in modo che ognuno di noi possa scegliere la muta con precisione.

Passiamo a come indossare correttamente la muta.

La muta da nuoto/triathlon, a differenza della muta da sub, deve essere più aderente in modo da non subire limitazioni ai movimenti durante la frazione di nuoto, e proprio per le sue caratteristiche di elasticità e vestibilità è molto più delicata.

Pertanto basta proprio poco quando si sforza ad indossarla per tagliarla superficialmente con le unghie.

Iniziamo a risvoltare al rovescio la parte superiore della muta, assicurandoci che la cerniera sia dietro, in modo da poter entrare nelle gambe, una per volta ( c’è chi utilizza il sacchetto di plastica sul piede per agevolare l’ingresso alle estremità) . Procediamo tirando la muta sempre dalla parte interna, molto più resistente, in modo da non rovinare la parte esterna con le unghie e appianiamo le eventuali pieghe con cautela tirandole verso l'alto usando il palmo ed i polpastrelli, ripetiamo la stessa cosa con l'altra gamba. Procediamo a tirare su la muta nella parte del vita afferrandola sempre dalla parte interna con entrambe le mani. Molto importante prima di indossare anche la parte superiore regolare tutte le pieghe lungo le gambe e soprattutto che il cavallo sia ben posizionato in alto.

Adesso passiamo alla parte superiore, infilando le maniche una alla volta ( anche in questo caso molti si aiutano con il sacchetto di plastica sulle mani) sempre afferrando la muta dalla parte interna successivamente appianiamo esternamente le pieghe.

A questo punto, dopo esserci già fatti una bella sudata, dovremo essere dentro la nostra muta, controlliamo ancora che tutte le pieghe siano ben distese e poi passiamo alla parte difficile.

Da soli non è così facile chiudere la cerniera, se possibile, soprattutto le prime volte facciamo aiutare da un compagno, per agevolare la chiusura della cerniera basta portare in dietro le spalle.

Ultimo accorgimento facciamo passare il cordino di apertura della zip sotto il velcro del colletto in modo venga fissato onde evitare che qualcuno possa incidentalmente aprire la nostra cerniera tirandolo agganciandosi nuotando. Per chi lo usa, lasciare il cardio al polso sotto la manica della muta, anche qui ad evitare che in caso di contatti vada perso.

Al termine della nostra nuotata usciti dall’acqua conviene immediatamente aprire la cerniera e togliere la parte superiore risvoltandola completamente al contrario. Arrivati in zona cambio, da fermi, si risvolterà la restante parte indossata scendendo lungo le gambe, fino ad averla completamente rovesciata. Anche in questa operazione va prestata attenzione a non creare pieghe, soprattutto nelle gambe che impediscano lo scorrimento della muta.

Senza essere intimoriti ma solo preparati ad iniziare questo splendido sport e dopo le opportune prove e le prime gare, nuotare con la muta diventerà naturale e piacevole, come pedalare con una bici performante o correre con un fantastico paio di scarpe tecniche.

BUON OPEN WATER A TUTTI